Se non hai ancora letto la prima parte del mio itinerario di 9 giorni a Bali, ti consiglio di iniziare da lì. In questa seconda parte il viaggio prosegue alla scoperta di Ubud e dei suoi dintorni.
Sesto giorno a Bali: Foresta delle Scimmie di Ubud e spettacolo di Danza Kecak
La sesta giornata inizia con una colazione preparata dalla famiglia della Budi Guest House: frutta tropicale fresca e uova cucinate al momento, un modo semplice ma piacevole per iniziare la giornata prima di raggiungere una delle attrazioni più conosciute di Ubud.
Sacred Monkey Forest Sanctuary: natura e spiritualità
La prima tappa è la Sacred Monkey Forest Sanctuary, la celebre Foresta delle Scimmie di Ubud.
Si tratta di una riserva naturale di circa 12 ettari che ospita centinaia di macachi dalla coda lunga e tre templi induisti risalenti al XIV secolo. Più che un semplice parco, è un luogo in cui la foresta e i santuari convivono da secoli, riflettendo il profondo legame che la cultura balinese riconosce tra natura e spiritualità.

Passeggiando lungo i sentieri si incontrano alberi monumentali, radici che avvolgono antiche mura in pietra e piccoli corsi d’acqua che attraversano il complesso. L’impressione è quella di un ambiente in cui gli elementi naturali e quelli costruiti dall’uomo si sono integrati nel tempo, senza che uno prevalga sull’altro.
Osservando questo luogo ho ripensato a uno dei principi fondamentali della cultura balinese, il Tri Hita Karana, secondo cui il benessere nasce dall’equilibrio tra gli esseri umani, la natura e il mondo spirituale. Pur avendolo scoperto solo durante il viaggio, mi è sembrato un concetto che aiuta a comprendere molti dei luoghi visitati a Bali.
Naturalmente non mancano i macachi, abituati alla presenza dei visitatori e liberi di muoversi in tutta la foresta. Vale la stessa raccomandazione che avevo fatto per Uluwatu: meglio tenere al sicuro occhiali, telefoni e altri oggetti facilmente afferrabili, evitando anche di mostrare del cibo.

Pranzo a Ubud: Warung Babi Guling Ibu Oka 3
Per pranzo scelgo il Warung Babi Guling Ibu Oka 3, uno dei locali più conosciuti di Ubud per il babi guling, il tradizionale maialino arrosto balinese.
La carne viene cotta lentamente e preparata in anticipo, per questo il piatto mi viene servito tiepido. Nonostante questo, è stata una buona occasione per assaggiare una delle specialità più rappresentative della cucina locale.
Il ristorante è molto frequentato, quindi consiglio di arrivare con un po’ di anticipo rispetto all’orario di punta. Pur essendo un’esperienza che rifarei per provare il babi guling, a Ubud ho preferito altri warung dove l’atmosfera mi è sembrata più tranquilla e curata.

La Danza del Fuoco Kecak
Nel tardo pomeriggio, appena cala il buio, assisto a uno degli spettacoli più famosi di Bali: la danza Kecak, conosciuta anche come Monkey Dance.
A differenza di molte altre danze tradizionali balinesi, la Kecak non è accompagnata da strumenti musicali. A creare il ritmo è un coro composto da decine di uomini seduti in cerchio, che ripetono in modo cadenzato il caratteristico suono “cak”, dando vita a un accompagnamento sorprendentemente coinvolgente.
La rappresentazione mette in scena alcuni episodi del Ramayana, il grande poema epico della tradizione induista, con personaggi come Rama, Sita, Ravana e Hanuman, il dio scimmia.
Nella parte finale dello spettacolo entra in scena anche il fuoco, protagonista di una delle sequenze più spettacolari della rappresentazione.
Pur essendo uno spettacolo molto frequentato dai turisti, l’ho trovato un ottimo modo per avvicinarmi a una delle espressioni artistiche più importanti della cultura balinese. Se decidi di assistervi, ti consiglio di leggere prima un breve riassunto del Ramayana: conoscere la storia rende molto più semplice seguire lo svolgersi della rappresentazione.
Con la visita alla Monkey Forest e la serata dedicata alla danza Kecak si conclude una giornata che mi ha permesso di conoscere alcuni degli aspetti più rappresentativi della cultura di Ubud.

Settimo giorno a Bali: Tegallalang, piantagioni di caffè, Pura Tirta Empul e Gunung Kawi
Il settimo giorno del mio itinerario a Bali è dedicato ai dintorni di Ubud. Per muovermi in autonomia scelgo di noleggiare uno scooter, un mezzo molto utilizzato sull’isola che permette di raggiungere facilmente risaie, templi e piccoli villaggi.
Le risaie di Tegallalang
La prima tappa sono le Tegallalang Rice Terraces, tra le risaie terrazzate più conosciute di Bali.
Il paesaggio è dominato da un susseguirsi di terrazze coltivate che seguono l’andamento della collina, creando uno degli scorci più caratteristici dell’isola. Nonostante la grande affluenza di visitatori, il luogo conserva un fascino particolare, soprattutto osservando i contadini al lavoro.
Le risaie di Tegallalang sono alimentate dal tradizionale sistema di irrigazione subak, sviluppato secoli fa e riconosciuto dall’UNESCO come parte del patrimonio culturale balinese. Non si tratta soltanto di una tecnica agricola, ma di un sistema che riflette il profondo legame tra la comunità, la natura e la spiritualità.

Piantagioni di caffè e il controverso Kopi Luwak
Proseguo poi verso Alam Bali Agrowisata, una delle numerose piantagioni presenti nella zona.
La visita permette di conoscere da vicino le coltivazioni di caffè, cacao e spezie e si conclude con una degustazione di diverse varietà di tè e caffè.

Tra queste viene proposto anche il celebre Kopi Luwak, considerato uno dei caffè più costosi al mondo. Durante la visita, però, noto la presenza di uno zibetto tenuto in gabbia. Mi viene spiegato che gli animali non vengono allevati per la produzione del caffè e che sono liberi, ma la situazione mi lascia comunque qualche perplessità.
Per questo motivo, se desideri provare il Kopi Luwak, ti consiglio di informarti in anticipo sulle pratiche adottate dalla piantagione che intendi visitare.
Successivamente mi fermo anche alla Basanta Agro Organic, un’altra piantagione, dove la degustazione è ancora più ampia e il ristorante panoramico offre una piacevole vista sulla vegetazione circostante. È il luogo che scelgo per la pausa pranzo prima di riprendere l’itinerario.

Pura Tirta Empul e il Monte Batur
Riprendo lo scooter e mi dirigo verso il Pura Tirta Empul, uno dei templi più importanti di Bali.
Lungo il percorso compare in lontananza il Monte Batur, uno dei vulcani più conosciuti dell’isola, che domina il paesaggio con il suo profilo inconfondibile.
Fondato nel 962 d.C., Tirta Empul è noto soprattutto per la sua sorgente sacra, le cui acque alimentano una serie di vasche utilizzate per il rituale di purificazione (melukat). Ancora oggi gli induisti balinesi si recano qui per compiere le abluzioni rituali, mentre anche i visitatori possono partecipare seguendo alcune semplici regole di comportamento e indossando il tradizionale sarong.
Passeggiando nel complesso si incontrano cortili, padiglioni e vasche ornate da statue in pietra, mentre le offerte votive e il continuo scorrere dell’acqua contribuiscono a creare un’atmosfera di raccoglimento.

Gunung Kawi
Prima di rientrare a Ubud decido di visitare anche Gunung Kawi, uno dei siti archeologici che più mi hanno colpita durante il viaggio.
Il complesso risale all’XI secolo ed è formato da dieci monumenti funerari (candi) scolpiti direttamente nella parete rocciosa della valle del fiume Pakerisan. Secondo gli studiosi, il sito è legato al re Anak Wungsu, appartenente alla dinastia Warmadewa, e avrebbe avuto la funzione di memoriale reale.
Per raggiungerlo è necessario scendere circa 315 gradini, attraversando una valle ricca di vegetazione. Anche questo sito rientra nel Paesaggio culturale della provincia di Bali, riconosciuto dall’UNESCO per il suo valore storico e per il legame con il tradizionale sistema di irrigazione subak.
Visitandolo nel tardo pomeriggio ho trovato un’atmosfera particolarmente tranquilla, con pochi visitatori e il tempo necessario per osservare con calma il complesso e il paesaggio circostante.

Rientro a Ubud
La giornata si conclude con la cena da Mama’s Warung, seguita da un dolce e un drink al Warung Biah Biah.
Se stai organizzando un itinerario a Bali di 9 o 10 giorni, ti consiglio di dedicare almeno una giornata ai dintorni di Ubud. Tra risaie, templi e siti archeologici, questa zona permette di conoscere alcuni degli aspetti più significativi della storia e della cultura balinese.

Ottavo giorno a Bali: relax a Ubud tra yoga e massaggio balinese
Dopo diversi giorni trascorsi tra templi, risaie e siti archeologici, decido di dedicare l’ottava giornata a un ritmo più tranquillo.
Ubud è probabilmente il luogo migliore dell’isola per rallentare e concedersi qualche ora senza un programma preciso, alternando passeggiate, buona cucina e momenti di relax.
Una lezione di yoga a Ubud
La mattinata inizia con una lezione di yoga.
Ubud è considerata uno dei principali punti di riferimento per questa disciplina a Bali e offre un’ampia scelta di centri, con lezioni adatte sia ai principianti sia a chi pratica da tempo.
Anche per chi, come me, non è un esperto, partecipare a una lezione può essere un modo diverso di vivere la città e comprendere uno degli aspetti che oggi caratterizzano maggiormente la sua atmosfera.

Passeggiando per Ubud
Il resto della giornata trascorre senza una meta precisa. Passeggio tra le vie del centro, mi fermo in qualche caffè e continuo a curiosare tra botteghe e negozi di artigianato.
Camminando è impossibile non notare i canang sari, le piccole offerte votive realizzate con foglie di palma, fiori e incenso che vengono deposte ogni giorno davanti a case, negozi e templi. Sono uno degli elementi che più mi hanno colpita della vita quotidiana balinese e raccontano quanto la religione sia presente anche nei gesti più semplici.
Per pranzo scelgo Herb Library, un locale accogliente nel centro di Ubud.
Prima di rientrare faccio una sosta anche alla Ganesha Bookshop, una libreria storica specializzata soprattutto in volumi dedicati all’Asia, ai viaggi e alla cultura indonesiana. Se ami leggere, è un posto in cui vale la pena fermarsi.
Un massaggio balinese tradizionale
Concludo la giornata alla Jembawan Spa, scegliendo un tradizionale massaggio balinese.
L’ambiente è tranquillo e il personale molto attento. Al termine del trattamento mi vengono offerti una tazza di tè e qualche biscotto, un gesto semplice che contribuisce a rendere l’esperienza ancora più piacevole.
Se trascorri qualche giorno a Ubud, credo che valga la pena ritagliarsi qualche ora anche per questo. Dopo le lunghe camminate e le visite ai templi, un massaggio balinese è un ottimo modo per recuperare le energie prima di riprendere il viaggio.
Nono giorno a Bali: Nungnung, Pura Ulun Danu Bratan, Jatiluwih e Pura Taman Ayun
Per il nono giorno del mio itinerario a Bali organizzo una giornata dedicata all’entroterra. Tramite passaparola trovo un autista locale che mi accompagna alla scoperta di alcuni dei luoghi più conosciuti della zona centrale dell’isola, una soluzione pratica per ottimizzare gli spostamenti.
Cascata Nungnung
La prima tappa è la Nungnung Waterfall, a circa un’ora da Ubud.
Per raggiungerla è necessario scendere un lungo sentiero di gradini immerso nella vegetazione. La cascata si apre all’improvviso alla fine del percorso: un unico getto d’acqua molto potente che si getta nella piscina naturale sottostante, sollevando una leggera nebbiolina.
L’area è circondata da una fitta vegetazione tropicale e mantiene un aspetto piuttosto selvaggio. Dopo una breve sosta riprendo il viaggio verso la tappa successiva.

Pura Ulun Danu Bratan: il tempio sul lago
La seconda tappa è il Pura Ulun Danu Bratan, uno dei templi più riconoscibili di Bali.
Il tempio sorge sulle rive del lago Bratan, a circa 1.200 metri di altitudine, ed è dedicato a Dewi Danu, divinità associata alle acque, ai laghi e all’irrigazione. La sua immagine è talmente iconica da essere raffigurata sulla banconota da 50.000 rupie indonesiane.
Ulun Danu Bratan è strettamente legato al sistema di irrigazione tradizionale subak, che regola la distribuzione dell’acqua tra le risaie della regione. Questo sistema, sviluppato secoli fa, non è solo una tecnica agricola, ma un modello che integra gestione delle risorse, organizzazione comunitaria e dimensione religiosa.
Il complesso si affaccia direttamente sul lago e le strutture in stile meru, con i loro tetti sovrapposti, si riflettono sull’acqua creando un paesaggio molto caratteristico.

Le risaie di Jatiluwih
La tappa successiva sono le risaie di Jatiluwih, anch’esse riconosciute dall’UNESCO come parte del Paesaggio culturale della provincia di Bali.
Dopo aver conosciuto il funzionamento del subak al Pura Ulun Danu Bratan, è proprio qui che se ne può osservare il risultato: un susseguirsi di terrazze coltivate che si estendono lungo le colline, modellando il paesaggio da secoli.
Rispetto alle risaie di Tegallalang, Jatiluwih è molto più ampia e, almeno durante la mia visita, decisamente meno affollata. Questo permette di percorrere i sentieri con maggiore tranquillità e di apprezzare il paesaggio senza fretta.
Lungo il percorso si trovano anche alcuni ristoranti panoramici dove fermarsi per pranzo con vista sulle risaie, una piacevole pausa prima di riprendere la passeggiata.

Pura Taman Ayun
L’ultima tappa della giornata è il Pura Taman Ayun, un tempio che non avevo inserito nel programma iniziale ma che il mio autista mi consiglia di visitare.
Costruito nel 1654 dalla dinastia Mengwi, il complesso è organizzato in una serie di cortili concentrici separati dai caratteristici candi bentar, i portali in pietra tipici dell’architettura balinese. Il suo nome significa “Tempio del Giardino Bellissimo”, un riferimento ai giardini e ai fossati che lo circondano.
Anche questo sito fa parte del Paesaggio culturale della provincia di Bali riconosciuto dall’UNESCO. Le numerose torri meru, con i caratteristici tetti sovrapposti, contribuiscono a rendere il complesso uno dei templi più eleganti che abbia visitato durante il viaggio.
Accettare il suggerimento del mio autista si è rivelata un’ottima scelta: Pura Taman Ayun è stata una piacevole scoperta e una conclusione perfetta per una giornata dedicata all’entroterra di Bali.

Fine del mio viaggio a Bali
Con la visita al Pura Taman Ayun si conclude il mio itinerario di 9 giorni a Bali. L’autista mi riporta alla homestay di Ubud e, il giorno seguente, raggiungo Jakarta, dove trascorro ancora un paio di giorni prima del rientro.
Ripensando a questo viaggio, mi rendo conto che Bali mi ha raccontato una storia molto diversa da quella che spesso viene proposta sui social.
Non è stata soltanto un’isola di spiagge, resort e tramonti. Attraverso i suoi templi, le risaie, i villaggi e i rituali quotidiani ho scoperto una cultura in cui la natura non è semplice sfondo, ma parte integrante della vita religiosa e della comunità.
Un elemento, più di ogni altro, ha accompagnato quasi tutte le tappe del mio itinerario: l’acqua.
L’ho ritrovata nei templi marini di Tanah Lot e Uluwatu, nella sorgente sacra di Tirta Empul, nel lago Bratan dedicato a Dewi Danu e nel sistema di irrigazione subak, che da secoli permette alle risaie di modellare il paesaggio dell’isola.
Solo alla fine del viaggio ho capito che questi luoghi non erano episodi isolati, ma parti di una stessa visione del mondo, in cui spiritualità, natura e vita quotidiana sono profondamente intrecciate. È un modo di guardare il paesaggio che trova espressione anche nel principio del Tri Hita Karana, fondato sull’armonia tra persone, ambiente e dimensione spirituale.
Arrivavo da alcuni giorni complicati trascorsi a Giava e probabilmente non ero nelle condizioni migliori per affrontare il viaggio. Eppure, proprio rallentando il ritmo a Ubud e lasciandomi guidare dalla curiosità, sono riuscita a guardare Bali con occhi diversi.
Se dovessi tornare sull’isola, visiterei sicuramente il Pura Besakih, il Tempio Madre di Bali, che questa volta non sono riuscita a includere nell’itinerario. Per il resto, sono felice delle scelte fatte e del tempo che ho dedicato a conoscere l’entroterra, senza limitarmi alle località più famose della costa.

Il geco di Ubud: un piccolo segno di fortuna
Prima di salutarti, voglio raccontarti un ultimo episodio.
Una sera, nella mia homestay a Ubud, sento bussare alla porta. Apro. Nessuno.
Pochi minuti dopo succede di nuovo. Apro ancora e, anche questa volta, non c’è nessuno.
Poi sento un verso ripetersi con insistenza: “ge-ko, ge-ko”.
La famiglia che mi ospita sorride e mi spiega che è un geco. Nella tradizione locale è considerato un segno di buon auspicio e la sua presenza è associata alla fortuna.
Solo in quel momento collego quei piccoli animali alle numerose decorazioni a forma di geco che avevo visto nei negozi di artigianato durante il viaggio. E scopro anche un’altra cosa: i gechi balinesi sono decisamente più grandi di quelli a cui ero abituata.
È stato un dettaglio minuscolo, ma è rimasto uno dei ricordi più vivi di questo viaggio. Forse perché, proprio come Bali, è arrivato senza che me lo aspettassi.
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