Itinerario a Bali di 9 giorni: cosa vedere – 1° parte

Tegallalang

In questo articolo ti racconto il mio itinerario di 9 giorni a Bali, un viaggio tra templi, risaie, villaggi e tradizioni che mi ha permesso di conoscere alcuni degli aspetti più autentici dell’isola.

Prima di arrivare a Bali avevo trascorso alcuni giorni a Giava, dove un’esperienza poco piacevole aveva reso il viaggio più faticoso del previsto. A questo si aggiungeva un contesto particolare: era il 2018, poche settimane dopo il violento terremoto che aveva colpito Lombok. Pur essendomi informata e avendo verificato che fosse sicuro visitare Bali, avevo scelto di rinunciare a Lombok e alle Isole Gili, ancora duramente segnate dal sisma.

Anche a Bali il turismo stava risentendo di quel momento difficile. Ho percepito una maggiore insistenza da parte di chi lavorava nel settore, probabilmente legata al forte calo dei visitatori. Complice anche lo stress accumulato nei giorni precedenti, all’inizio mi sono ritrovata più diffidente del solito. Con il passare del tempo, però, ho imparato ad apprezzare l’isola per ciò che ha da offrire: una cultura profondamente radicata, paesaggi straordinari e una spiritualità che accompagna la vita quotidiana.

Ed è proprio da qui che inizia il mio itinerario.

Pura Taman Ayun

Cosa troverai in questo itinerario

Il mio è stato un itinerario culturale a Bali, costruito attorno a templi, villaggi, tradizioni e luoghi che raccontano la storia e l’identità dell’isola. Senza rinunciare ai paesaggi più conosciuti, ho cercato di dedicare tempo soprattutto agli aspetti culturali che rendono Bali una destinazione così particolare.

Nel corso dell’articolo troverai anche i ristoranti e gli hotel in cui ho soggiornato. Sebbene il viaggio risalga al 2018, prima di pubblicare questo itinerario ho verificato che le strutture citate continuino a essere apprezzate dai viaggiatori e abbiano mantenuto buone recensioni.

Se stai organizzando un viaggio a Bali fai da te, spero che questo itinerario possa offrirti idee pratiche, qualche approfondimento storico e culturale e un punto di vista personale su un’isola che ha molto da raccontare.

Primo giorno a Bali: da Giava a Kuta tra traghetto, relax e comfort

Il mio primo giorno a Bali è stato dedicato al trasferimento da Giava. Ho raggiunto l’isola in traghetto, una soluzione semplice ed economica che permette di arrivare a Bali via mare, per poi proseguire in autobus fino a Kuta, la prima tappa del mio itinerario.

È stato uno spostamento piuttosto lungo, ma anche il momento in cui ho avuto la sensazione di lasciarmi alle spalle i giorni difficili trascorsi a Giava.

Perché ho scelto Kuta

Situata a pochi minuti dall’aeroporto internazionale di Bali, Kuta è una delle località più turistiche dell’isola. Ristoranti, negozi, supermercati, centri massaggi e servizi di ogni tipo la rendono una base molto comoda, soprattutto per chi arriva dopo un lungo viaggio o ha un volo nelle prime ore del mattino.

Nel mio caso era esattamente quello di cui avevo bisogno: due giorni per riposarmi, ritrovare un po’ di tranquillità e iniziare il viaggio con un ritmo più rilassato.

Per il soggiorno ho scelto l’Arnaya Homestay, una struttura semplice ma molto curata, che ancora oggi continua a ricevere ottime recensioni. Mi sono trovata particolarmente bene per la pulizia, l’atmosfera familiare e la tranquillità dell’ambiente.

Anche la prima cena a Bali è stata una piacevole sorpresa. A pochi passi dalla guesthouse ho cenato allo Shinta Warung, dove ho trovato piatti della tradizione balinese preparati con cura, porzioni abbondanti e prezzi contenuti.

Dopo alcuni giorni complicati, una buona cena e una notte di riposo erano tutto ciò che mi serviva. Il mio viaggio a Bali poteva finalmente cominciare.

Secondo giorno a Bali: tra relax a Kuta e il magico Tempio di Tanah Lot

Il secondo giorno del mio itinerario a Bali è dedicato a un po’ di relax. Dopo gli spostamenti e lo stress dei giorni precedenti, decido di prendermi il tempo per esplorare con calma Kuta.

Passeggio tra le bancarelle del Kuta Market, dove si trovano souvenir, tessuti e piccoli oggetti di artigianato, e mi concedo una pausa da Koko Bar con un succo di frutta fresco, ideale per affrontare il caldo e l’umidità dell’isola.

Raggiungo poi la spiaggia di Kuta, una delle più conosciute di Bali, ma il tempo cambia rapidamente. Un acquazzone tropicale interrompe la passeggiata e il cielo rimane coperto per buona parte del pomeriggio. Anche questo fa parte del viaggio: a Bali il meteo può cambiare nel giro di pochi minuti.

Il Tempio di Tanah Lot, uno dei luoghi più iconici di Bali

Nel pomeriggio raggiungo il Tempio di Tanah Lot (Pura Tanah Lot), uno dei santuari più celebri dell’isola, situato sulla costa sud-occidentale a circa un’ora di strada da Kuta.

Costruito nel XVI secolo, il tempio sorge su uno sperone di roccia affacciato sull’oceano. Il suo nome significa “terra nel mare” e descrive perfettamente la sua posizione: durante l’alta marea la roccia rimane completamente circondata dall’acqua, facendo apparire il santuario quasi sospeso sul mare.

Non è difficile capire perché Tanah Lot sia diventato uno dei simboli di Bali. Nonostante l’elevato numero di visitatori, il contesto naturale e il forte legame con la spiritualità balinese contribuiscono a rendere questo luogo particolarmente suggestivo.

Un luogo sacro dell’induismo balinese

Il Tempio di Tanah Lot non è solo uno dei luoghi più visitati dell’isola, ma anche uno dei più importanti dal punto di vista religioso. È infatti dedicato alle divinità del mare e rappresenta uno dei principali luoghi di culto dell’induismo balinese.

Ai piedi della roccia sgorga una sorgente di acqua dolce considerata sacra. Qui i fedeli, e anche i visitatori che lo desiderano, possono ricevere una benedizione dai sacerdoti del tempio nell’ambito di un rito di purificazione.

Tanah Lot fa inoltre parte dei sette templi marini di Bali (Pura Segara), una serie di santuari costruiti lungo la costa con la funzione simbolica di proteggere l’isola dalle forze provenienti dal mare. Secondo la tradizione, ogni tempio è idealmente collegato al successivo, formando una sorta di linea spirituale lungo il litorale.

I sette templi sono:

  • Tanah Lot
  • Pura Batu Bolong, situato a breve distanza da Tanah Lot
  • Pura Gede Luhur Batukaru
  • Pura Rambut Siwi
  • Pura Luhur Uluwatu
  • Pura Mas Suka
  • Pura Pulaki

Rientro a Kuta

Dopo la visita rientro a Kuta, dove concludo la giornata cenando allo Spice Mantraa, un ristorante indiano che mi ha piacevolmente sorpresa. Ho trovato piatti ben preparati, ricchi di spezie ma equilibrati nei sapori, con prezzi decisamente convenienti.

Tra il tempo trascorso a Kuta e la visita a Tanah Lot, questa seconda giornata mi ha permesso di iniziare a conoscere un volto diverso dell’isola: non solo località balneari, ma anche una cultura profondamente legata alla religione e alle proprie tradizioni.

Tempio di Tanah Lot

Terzo giorno a Bali: Jimbaran tra mare e tramonto

Il terzo giorno del mio itinerario a Bali mi sposto verso sud, nella penisola di Bukit, per raggiungere Jimbaran, una delle località balneari più conosciute dell’isola. Un tempo villaggio di pescatori, oggi è apprezzata soprattutto per la sua ampia spiaggia e per i ristoranti che, al tramonto, allestiscono i tavoli direttamente sulla sabbia.

Prima di proseguire il viaggio verso l’entroterra, decido di concedermi una giornata di mare.

Pantai Jimbaran

Relax sulla spiaggia di Jimbaran

Trascorro la tarda mattinata e parte del pomeriggio sulla Pantai Jimbaran. Dopo la pioggia del giorno precedente, il tempo è finalmente dalla mia parte: il cielo è limpido e la luce mette in risalto i colori della baia, con il blu dell’oceano che contrasta con la sabbia chiara e la vegetazione tropicale.

Cammino a lungo lungo il bagnasciuga, osservando i piccoli dettagli che caratterizzano questa spiaggia. Minuscoli granchi sbucano dalla sabbia per pochi istanti prima di rifugiarsi nuovamente nelle loro tane, mentre le onde restituiscono conchiglie dalle forme e dai colori più diversi.

Nonostante Jimbaran sia una meta molto frequentata, l’atmosfera mi è sembrata tranquilla. Probabilmente ha influito anche il periodo particolare in cui ho visitato Bali, pochi mesi dopo il terremoto che aveva colpito la vicina Lombok.

Cena al tramonto sulla spiaggia

Con l’arrivo della sera mi fermo in uno dei numerosi ristoranti affacciati sulla spiaggia, una delle esperienze più caratteristiche di Jimbaran. I tavoli vengono sistemati direttamente sulla sabbia e si cena con il mare a pochi passi, mentre il sole cala lentamente sull’oceano.

È un modo piacevole per concludere la giornata e osservare la baia cambiare aspetto con la luce del tramonto.

Se stai organizzando un itinerario a Bali di 7, 9 o 10 giorni, ti consiglio di dedicare qualche ora a Jimbaran. Tra una visita ai templi e le escursioni nell’entroterra, una giornata di mare può essere un’ottima occasione per rallentare e scoprire un altro volto dell’isola.

Cena sulla spiaggia a Jimbaran

Quarto giorno a Bali: Pandawa Beach e il Tempio di Uluwatu

Il quarto giorno del mio itinerario a Bali è diviso tra mare e cultura. Al mattino raggiungo Pandawa Beach, una delle spiagge più conosciute della penisola di Bukit, mentre nel pomeriggio è in programma la visita a uno dei templi più importanti dell’isola: il Tempio di Uluwatu.

Relax a Pandawa Beach

Pandawa Beach è una spiaggia attrezzata e facilmente accessibile, dove è possibile noleggiare lettini e ombrelloni oppure fermarsi in uno dei piccoli chioschi affacciati sul mare per bere un cocco fresco.

Pur non essendo Bali la destinazione che sceglierei per una vacanza esclusivamente balneare, ho trovato Pandawa Beach molto piacevole. La lunga distesa di sabbia chiara, l’acqua tranquilla e le alte pareti di roccia che racchiudono la baia creano un paesaggio davvero particolare.

Ne approfitto per trascorrere qui anche l’ora di pranzo, concedendomi ancora qualche momento di relax prima di riprendere il viaggio.

Il Tempio di Uluwatu

Nel pomeriggio raggiungo il Tempio di Uluwatu (Pura Luhur Uluwatu), una delle mete che desideravo visitare fin dall’inizio del viaggio e il motivo principale per cui avevo deciso di trascorrere alcuni giorni nella parte meridionale dell’isola.

Il suo nome significa “tempio sulla sommità della roccia” e descrive perfettamente la posizione del santuario, costruito sul bordo di una scogliera che si affaccia direttamente sull’Oceano Indiano. Il panorama che si apre lungo la costa è uno dei più spettacolari di Bali e contribuisce a rendere questo luogo uno dei più visitati dell’isola.

Storia e significato del Tempio di Uluwatu

Le origini del tempio risalgono all’XI secolo, anche se gran parte dell’attuale complesso fu ampliata nel XVI secolo. Il santuario è dedicato a Rudra, una manifestazione di Shiva associata agli elementi della natura e alle forze cosmiche.

Oltre a essere uno dei più importanti templi marini di Bali, Uluwatu fa parte dei sei templi direzionali (Sad Kahyangan), considerati i principali santuari dell’isola. A differenza dei sette templi marini, che si sviluppano lungo la costa, i sei templi direzionali hanno un significato più ampio: rappresentano i principali santuari che, secondo la tradizione balinese, proteggono l’intera isola, ciascuno da una diversa direzione.

I sei templi direzionali sono:

  • Pura Besakih
  • Pura Luhur Lempuyang
  • Pura Goa Lawah
  • Pura Luhur Uluwatu
  • Pura Batukaru
  • Pura Pusering Jagat

Le scimmie di Uluwatu

Nel complesso del tempio vive una numerosa colonia di macachi dalla coda lunga, ormai abituati alla presenza dei visitatori.

Sono animali curiosi e particolarmente abili nell’afferrare tutto ciò che viene lasciato incustodito. Occhiali, cappelli, telefoni e piccoli oggetti possono sparire nel giro di pochi secondi, quindi è bene tenerli sempre al sicuro. È altrettanto importante evitare di mostrare del cibo, per non attirare la loro attenzione.

Uluwatu al tramonto

Il Tempio di Uluwatu è una delle tappe che consiglio di inserire in qualsiasi itinerario a Bali, sia per la sua importanza religiosa sia per la posizione spettacolare sulla scogliera.

Se puoi, cerca di programmare la visita nel tardo pomeriggio. Con il sole che si avvicina all’orizzonte, la luce cambia gradualmente e mette in risalto il profilo delle scogliere e dell’oceano, creando un’atmosfera particolarmente suggestiva.

All’interno del complesso si trova anche un anfiteatro dove, ogni sera, viene rappresentata la celebre danza Kecak, uno degli spettacoli tradizionali più conosciuti di Bali. Se hai tempo a disposizione, può essere un’interessante occasione per avvicinarti anche alle tradizioni artistiche dell’isola.

Con il tramonto su Uluwatu si conclude una giornata che ha alternato il relax di Pandawa Beach alla scoperta di uno dei luoghi di culto più importanti di Bali.

Quinto giorno a Bali: Ubud, cuore culturale tra risaie e spiritualità

Il quinto giorno del mio itinerario a Bali raggiungo finalmente Ubud, la località che più desideravo visitare.

Circondata da risaie, foreste tropicali e piccoli villaggi, Ubud è considerata il centro culturale dell’isola. La famiglia reale locale ha svolto per secoli un ruolo importante nella promozione delle arti e, a partire dal Novecento, la città è diventata un punto d’incontro tra artisti balinesi e occidentali, contribuendo alla nascita di una vivace scena culturale.

Oggi questa vocazione è ancora ben visibile. Ubud ospita gallerie d’arte, laboratori artigianali, scuole di danza e numerosi luoghi di culto, ma è anche un punto di riferimento per artisti, praticanti di yoga, ricercatori spirituali e nomadi digitali provenienti da tutto il mondo. È una realtà molto diversa dalle località balneari del sud di Bali e, proprio per questo, mi ha incuriosita fin dall’inizio del viaggio.

Dove dormire a Ubud

La mia camera si trova in una casetta indipendente, affacciata sulla vegetazione tropicale. Il silenzio è interrotto solo dai suoni della natura e l’atmosfera è molto diversa da quella che avevo trovato nei giorni trascorsi sulla costa. È il luogo ideale per fermarsi qualche giorno ed esplorare con calma i dintorni di Ubud.

Palazzo Reale di Ubud

Dopo pranzo inizio a visitare la città partendo dal Palazzo Reale di Ubud, conosciuto anche come Puri Saren Agung.

Costruito nel XIX secolo, rappresenta uno dei migliori esempi di architettura tradizionale balinese. Portali scolpiti, bassorilievi, statue e decorazioni raccontano l’abilità degli artigiani locali e l’importanza che questo complesso ha avuto nella storia della città.

Una parte del palazzo è ancora oggi utilizzata dai discendenti della famiglia reale di Ubud e non è visitabile. Le aree aperte al pubblico, però, permettono comunque di apprezzarne l’architettura e il valore storico.

Ubud Art Market

A pochi passi dal palazzo si trova l’Ubud Art Market, uno dei mercati più conosciuti dell’isola.

Passeggio tra le bancarelle osservando tessuti, borse in rattan, sculture in legno, gioielli e numerosi oggetti di artigianato locale. Pur essendo una meta molto frequentata dai turisti, resta un luogo piacevole da visitare per farsi un’idea della produzione artigianale balinese e curiosare tra le tante botteghe.

Passeggiando per Ubud

Dedico il resto del pomeriggio a esplorare il centro di Ubud senza una meta precisa.

Lungo le strade si alternano piccoli templi, laboratori artigianali, gallerie d’arte e caffè immersi nella vegetazione. È proprio questo susseguirsi di elementi tradizionali e spazi più contemporanei a rendere Ubud diversa dalle altre località che avevo visitato fino a quel momento.

Nonostante il turismo sia molto presente, ho avuto l’impressione che la città sia riuscita a conservare una forte identità culturale, percepibile nella vita quotidiana e nelle numerose offerte votive che si incontrano passeggiando per le sue vie.

Prima cena ad Ubud

Per cena scelgo il Waroeng Bernadette, dove assaggio alcuni piatti della cucina locale in un ambiente semplice e accogliente.

Con questa prima giornata a Ubud si conclude anche una delle tappe che aspettavo con maggiore curiosità. Già dalle prime ore trascorse in città ho avuto la sensazione che qui il patrimonio artistico, la spiritualità e la vita quotidiana convivano in un modo che non avevo ancora trovato nel resto dell’isola.

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