Da quando vivo in Svizzera, ho sentito parlare molte volte del Bernina Express. Che si trattasse di consigli di viaggio, racconti di amici o articoli dedicati alle ferrovie panoramiche, questo treno compariva sempre tra le esperienze da fare almeno una volta nella vita.
Così, l’idea di fare un giro sul Bernina Express è rimasta per molto tempo nella mia lista dei desideri, finché non si è presentata l’occasione di partire e ho deciso finalmente di scoprire personalmente cosa rendesse così speciale uno dei percorsi ferroviari più famosi delle Alpi.
Quando ho scelto di salire a bordo del Bernina Express, era aprile. Nonostante la primavera fosse già iniziata, nella parte più alta del percorso il paesaggio era ancora ampiamente coperto dalla neve. Attraversare le Alpi in queste condizioni è stata un’esperienza affascinante: laghi ghiacciati, pendii bianchi e montagne innevate creano un’atmosfera quasi surreale che difficilmente si dimentica. Allo stesso tempo, però, la neve tende a nascondere parte della varietà di ambienti che rendono così celebre questa ferrovia.
Per questo motivo, se il tuo obiettivo è osservare il maggior numero possibile di paesaggi differenti lungo il tragitto, ti consiglio di programmare il viaggio a partire da maggio/giugno, quando il disgelo inizia a trasformare gradualmente il panorama e permette di apprezzare meglio laghi alpini, vallate, boschi e pascoli. Naturalmente ogni stagione offre prospettive diverse e non esiste un momento perfetto in assoluto per partire. Il fascino del Bernina Express sta anche nella sua capacità di raccontare le Alpi in modi differenti nel corso dell’anno.
In questo articolo ti accompagnerò lungo il percorso, tra storia, paesaggi, leggende e curiosità culturali, per scoprire perché il Bernina Express è considerato uno dei viaggi ferroviari più belli e interessanti d’Europa.

Perché il Bernina Express è considerato uno dei viaggi ferroviari più belli d’Europa
Se oggi il Bernina Express attira viaggiatori da tutto il mondo, non è soltanto per la bellezza dei paesaggi attraversati. A mio parere il fascino aggiunto di questa storica ferrovia alpina sta nel fatto che racconta una storia di adattamento e ingegno umano. Costruita per collegare vallate che per secoli sono rimaste relativamente isolate, la linea si snoda tra montagne, ghiacciai e laghi seguendo il profilo del territorio con un rispetto sorprendente. Durante il viaggio si ha quasi la sensazione che il treno non stia sfidando la montagna, ma dialogando con essa.
E forse è proprio questo che rende il Bernina Express così speciale. Il viaggio attraversa alcuni dei paesaggi più suggestivi delle Alpi svizzere, ma non si limita a mostrarli dal finestrino. Permette piuttosto di osservare come, nel corso dei secoli, le comunità alpine abbiano imparato ad adattarsi a un territorio spesso difficile, caratterizzato da forti pendenze, inverni rigidi e vie di comunicazione non sempre semplici. Villaggi, pascoli, ponti, viadotti e linee ferroviarie raccontano una lunga storia di convivenza tra uomo e natura. Guardando questi paesaggi, non si ammirano soltanto montagne e ghiacciai: si scopre anche il modo in cui le persone hanno costruito la propria vita in uno degli ambienti più affascinanti e impegnativi delle Alpi. In questo senso, il viaggio sul Bernina Express non rappresenta soltanto un’esperienza panoramica, ma anche un’occasione per scoprire la storia e la cultura di una delle regioni più particolari dell’arco alpino.

Storia del Bernina Express
Oggi il Bernina Express è conosciuto soprattutto come uno dei treni panoramici più spettacolari d’Europa, ma la sua origine è legata a esigenze molto concrete. All’inizio del Novecento, infatti, si sentiva la necessità di migliorare i collegamenti tra le vallate alpine dei Grigioni e la Valtellina, favorendo gli spostamenti di persone e merci attraverso le Alpi.
La linea del Bernina venne inaugurata nel 1910 dopo anni di lavori in un ambiente tutt’altro che semplice, tra montagne, ghiacciai e forti pendenze. E ciò che ancora oggi sorprende è la capacità dei progettisti di adattare la ferrovia al territorio, realizzando un’infrastruttura che segue il profilo della montagna senza alterarlo in modo significativo. Con il passare del tempo quella che era nata come una via di comunicazione è diventata anche un simbolo delle Alpi e del loro patrimonio culturale.
Il convoglio panoramico del Bernina Express fu introdotto il 3 giugno 1973, permettendo ai viaggiatori di vivere il percorso non soltanto come un collegamento ferroviario, ma come una vera e propria esperienza di scoperta del territorio alpino. Viaggiare oggi sul Bernina Express significa quindi percorrere una ferrovia storica che da oltre un secolo continua a collegare non soltanto luoghi diversi, ma anche comunità, lingue e tradizioni che convivono nel cuore delle Alpi.

I paesaggi attraversati dal Bernina Express
Senza dubbio i paesaggi del Bernina Express sono ovviamente tra i motivi principali per cui questo viaggio è diventato così famoso. Ciò che colpisce maggiormente è la rapidità con cui lo scenario cambia durante il tragitto. Partendo da Tirano si incontrano vigneti, piccoli centri abitati e versanti coltivati; poco dopo il treno raggiunge il celebre Viadotto di Brusio, una spettacolare opera ingegneristica che permette di superare il dislivello attraverso una curva elicoidale diventata uno dei simboli della Ferrovia Retica.
Salendo verso il Passo del Bernina, il paesaggio assume caratteristiche sempre più alpine, fino ad arrivare al Lago Bianco, uno specchio d’acqua situato a oltre duemila metri di quota che segna il punto più alto del percorso ferroviario. Lungo il tragitto merita una menzione anche Cavaglia, nota per il suo Gletschergarten, il “Giardino dei Ghiacciai”, dove è possibile osservare le profonde cavità scavate nel corso dei millenni dall’azione del ghiaccio.
Il viaggio prosegue poi verso St. Moritz, elegante località dell’Engadina conosciuta in tutto il mondo per il turismo alpino, soprattutto invernale. Molti viaggiatori scelgono di terminare qui il percorso, ma esiste anche la possibilità di proseguire lungo la linea dell’Albula fino a Coira, la città più antica della Svizzera. In questo tratto il paesaggio cambia ancora una volta, attraversando foreste, vallate e villaggi di montagna, oltre ad alcuni dei viadotti più spettacolari della Ferrovia Retica.
Osservare questi continui cambiamenti dal finestrino permette di cogliere non soltanto la bellezza delle Alpi svizzere, ma anche la straordinaria varietà di ambienti e culture che caratterizzano questa regione. In fondo, uno degli aspetti più interessanti del viaggio sul Bernina Express è proprio la possibilità di attraversare territori molto diversi tra loro nel giro di poche ore, passando dai vigneti della Valtellina ai paesaggi d’alta quota del Massiccio del Bernina, fino alle vallate dell’Engadina e dei Grigioni.

Il riconoscimento UNESCO
Nel 2008 la Ferrovia Retica nelle regioni dell’Albula e del Bernina è stata inserita nella lista dei Patrimoni Mondiali UNESCO. Questo riconoscimento non riguarda soltanto il valore tecnico della linea ferroviaria o la bellezza dei paesaggi attraversati, ma ne sottolinea appunto anche l’importanza storica e culturale. Come ti ho già accennato, la ferrovia rappresenta infatti un esempio di come sia stato possibile collegare territori alpini complessi senza alterarne profondamente l’equilibrio, favorendo al tempo stesso gli scambi tra comunità diverse.
Uno degli aspetti più interessanti del viaggio sul Bernina Express è proprio la varietà culturale che si incontra lungo il percorso. Partendo dalla Valtellina, dove si parla italiano, si entra nei Grigioni, un cantone che si distingue per la convivenza di tre lingue ufficiali: italiano, romancio e tedesco. Cambiano i nomi dei luoghi, l’architettura dei villaggi e alcune tradizioni locali, ma la ferrovia continua a unire territori che per secoli hanno condiviso commerci, relazioni e vie di comunicazione attraverso le Alpi.
Da questo punto di vista, il Bernina Express non è soltanto un treno panoramico. È anche un viaggio attraverso paesaggi culturali differenti, che permette di osservare come lingue, identità e tradizioni diverse abbiano trovato nel tempo un punto d’incontro tra le montagne. Forse è proprio questa capacità di mettere in relazione luoghi e comunità differenti a rappresentare uno degli aspetti più affascinanti dell’intera esperienza.

Storie, leggende e miti legati al Massiccio del Bernina
Le montagne non sono soltanto elementi del paesaggio: spesso custodiscono storie, credenze e leggende che si tramandano di generazione in generazione. Anche il Massiccio del Bernina non fa eccezione. Per secoli, ghiacciai, vallate isolate e cime spesso avvolte dalla nebbia hanno alimentato l’immaginazione delle comunità alpine, dando origine a racconti popolari che mescolano realtà e fantasia.
Tra le storie più conosciute vi è la leggenda del Ghiacciaio del Morteratsch, il più grande ghiacciaio del massiccio. Secondo la tradizione, il suo nome sarebbe legato alla tragica storia d’amore tra Teresa ed Eratsch, due giovani separati dal destino e ricordati ancora oggi nei racconti popolari della regione. Al di là della veridicità storica della vicenda, questa leggenda testimonia il profondo legame che le popolazioni alpine hanno sviluppato con il territorio e i suoi elementi naturali.
Non mancano poi racconti di spiriti che vagano tra i ghiacci, presenze misteriose udite nelle notti di tempesta e antiche credenze nate per spiegare la forza spesso imprevedibile della natura. In alcune tradizioni popolari il Pizzo Bernina veniva immaginato come un gigante addormentato che dominava le vallate circostanti, mentre nelle comunità della Val Poschiavo e dell’Engadina erano diffuse credenze legate a donne ritenute capaci di influenzare il clima, provocare grandinate o causare altri eventi naturali distruttivi. Queste convinzioni contribuirono, tra il XVI e il XVII secolo, alla diffusione di processi per stregoneria che coinvolsero numerose persone nelle vallate alpine (puoi approfondire questo argomento qui).
Oggi queste leggende possono apparire lontane dal nostro modo di interpretare il mondo, ma aiutano a comprendere come le popolazioni delle Alpi svizzere cercassero di dare un significato a fenomeni naturali spesso difficili da spiegare. Conoscere queste storie significa quindi guardare il Massiccio del Bernina da una prospettiva diversa: non soltanto come uno straordinario ambiente naturale, ma anche come un luogo che nei secoli ha alimentato l’immaginario e la memoria collettiva di chi lo ha abitato.

Artisti e scrittori ispirati dal Bernina
I paesaggi attraversati dal Bernina Express non hanno affascinato soltanto viaggiatori e alpinisti. Nel corso degli ultimi due secoli queste montagne hanno attirato filosofi, scrittori, pittori e fotografi provenienti da tutta Europa. L’Engadina, in particolare, è stata una vera e propria fonte di ispirazione culturale. Il filosofo Friedrich Nietzsche trascorse diverse estati a Sils Maria, piccolo villaggio affacciato sui laghi engadinesi, dove elaborò alcune delle idee che confluirono in Così parlò Zarathustra. Anche autori come Hermann Hesse, Thomas Mann, Marcel Proust e Rainer Maria Rilke soggiornarono in questa regione, attratti dalla tranquillità dei luoghi e dalla particolare atmosfera dei paesaggi alpini.
Il viaggio sul Bernina Express può essere anche un’occasione per scoprire alcuni dei personaggi che hanno contribuito a rendere celebre l’Engadina dal punto di vista culturale. A pochi chilometri da St. Moritz si trova Sils Maria, il villaggio dove Friedrich Nietzsche trascorse diverse estati tra il 1881 e il 1888. Qui il filosofo amava passeggiare tra laghi e montagne e proprio in questi paesaggi trovò l’ispirazione per alcune delle sue opere più importanti. Ancora oggi è possibile visitare la Casa Nietzsche, trasformata in museo.
L’influenza del Massiccio del Bernina e dell’Engadina si ritrova anche nelle arti figurative. Il pittore divisionista Giovanni Segantini dedicò molte delle sue opere più celebri alla montagna e alla vita alpina, trovando nell’alta Engadina una luce e un’intensità cromatica che contribuirono a rendere inconfondibile il suo stile. Ancora oggi il suo legame con questi luoghi è testimoniato dal Museo Segantini di St. Moritz. Accanto a lui, artisti come Giovanni Giacometti, Ferdinand Hodler, Oskar Kokoschka e Marc Chagall rimasero colpiti da questi paesaggi e li interpretarono attraverso linguaggi artistici differenti, contribuendo a diffondere l’immagine delle Alpi svizzere ben oltre i confini della regione.

Per chi è interessato all’arte, una tappa interessante è il Museo Segantini di St. Moritz. Il pittore Giovanni Segantini trascorse gli ultimi anni della sua vita in Engadina e dedicò molte delle sue opere alla rappresentazione della montagna, dei pascoli e della vita alpina. Osservando i panorami dal finestrino del Bernina Express è facile comprendere perché questi luoghi abbiano esercitato un fascino così profondo su artisti e intellettuali. Le Alpi che si vedono oggi sono, in fondo, le stesse che hanno ispirato alcune delle pagine e delle opere più significative della cultura europea tra Otto e Novecento.
Questo è a mio parere uno degli aspetti più interessanti del viaggio sul Bernina Express: osservando dal finestrino laghi, ghiacciai e vallate, si scopre che gli stessi panorami che oggi attirano migliaia di visitatori hanno ispirato alcune delle figure più importanti della cultura europea. Non si attraversa soltanto una delle regioni più spettacolari delle Alpi svizzere, ma anche un territorio che ha lasciato un segno nella storia dell’arte, della letteratura e del pensiero.

Da dove prendere il Bernina Express
Se stai programmando un viaggio sul Bernina Express, una delle opzioni più semplici e apprezzate è partire da Tirano, in provincia di Sondrio. È proprio questa la soluzione che ho scelto anch’io. La cittadina lombarda rappresenta infatti uno dei principali punti di accesso alla linea ferroviaria e permette di passare dall’Italia alla Svizzera attraversando alcuni dei paesaggi più spettacolari delle Alpi.
Da Tirano, il treno inizia gradualmente a guadagnare quota attraversando la Val Poschiavo, fino a raggiungere il Passo del Bernina e successivamente St. Moritz, una delle località più conosciute dell’Engadina. Se hai più tempo a disposizione, puoi anche proseguire oltre St. Moritz lungo la linea dell’Albula fino a Coira, attraversando l’intero tratto della Ferrovia Retica riconosciuto dall’UNESCO.
Personalmente ho scelto di partire da Tirano perché consente di osservare in modo particolarmente evidente la trasformazione del paesaggio: nel giro di poche ore si passa dai vigneti della Valtellina ai laghi alpini, ai ghiacciai e alle vallate dell’Engadina. È un cambiamento graduale che permette di apprezzare ancora di più la varietà dei territori attraversati dal Bernina Express.

Come prenotare il Bernina Express
Prenotare un viaggio sul Bernina Express è piuttosto semplice. Puoi acquistare i biglietti attraverso il sito ufficiale della Ferrovia Retica, dove trovi informazioni aggiornate su orari, disponibilità e tratte. Se hai in programma di viaggiare durante l’alta stagione, soprattutto nei mesi estivi o nei periodi di maggiore affluenza turistica, ti consiglio di prenotare con un certo anticipo, perché i posti sui convogli panoramici possono esaurirsi rapidamente.
Prima di completare la prenotazione, ricorda che per viaggiare sul Bernina Express sono necessari sia il biglietto ferroviario sia la prenotazione del posto a sedere. Se possiedi uno Swiss Travel Pass o altri pass ferroviari svizzeri, verifica sempre le condizioni applicate alla tratta che intendi percorrere. Controlla sui siti delle ferrovie retiche e delle ferrovie svizzere.
Se preferisci una soluzione più flessibile, puoi anche scegliere i treni regionali della Ferrovia Retica. Il percorso e i paesaggi sono gli stessi del Bernina Express, ma avrai la possibilità di fermarti lungo il tragitto per visitare località come Poschiavo, Cavaglia o St. Moritz, organizzando il viaggio secondo i tuoi ritmi. Qualunque soluzione tu scelga, il consiglio è di dedicare il giusto tempo al percorso: sul Bernina Express la destinazione è in realtà il viaggio stesso.
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