Prima di partire per l’Indonesia avevo inserito Borobudur nel mio itinerario come una delle tappe imprescindibili del viaggio. Non solo perché è considerato il più grande tempio buddhista del mondo e, insieme a Prambanan, uno dei siti archeologici più importanti del Paese, ma anche perché dal 1991 è riconosciuto come Patrimonio UNESCO.
Tuttavia, come spesso accade quando si viaggia, conoscere qualche informazione prima della partenza non significa essere del tutto preparati a quello che si vedrà una volta arrivati.
Dopo aver lasciato il traffico caotico di Yogyakarta, il paesaggio cambia rapidamente. La città lascia spazio a una pianura verde, circondata da colline e vulcani, e già prima di vedere il tempio si ha la sensazione di essere arrivati in un luogo particolare.
Alla fine del lungo viale d’accesso compare finalmente Borobudur. Da lontano non sembra nemmeno un tempio: appare come un’enorme massa di pietra che emerge dalla vegetazione. Solo avvicinandosi iniziano a distinguersi le terrazze sovrapposte, gli stupa e gli infiniti bassorilievi che lo rendono uno dei monumenti più straordinari dell’Indonesia.

Avevo letto che il momento migliore per visitarlo è all’alba o al tramonto, quando la luce trasforma completamente il colore della pietra. Non potendo arrivare all’alba, ho scelto allora il tardo pomeriggio, ed effettivamente è bello godere del sito con una luce più morbida.
A prima vista Borobudur mi ha colpito soprattutto per le dimensioni, ma è stato solo iniziando a percorrerlo che ho cominciato a toccare con mano come fosse stato progettato. Ogni elemento, dalla posizione nella valle alla disposizione dei livelli, contribuisce al significato complessivo del monumento.

Dove si trova Borobudur
Borobudur si trova nella parte centrale dell’isola di Giava, in Indonesia, a circa 40 chilometri da Yogyakarta, la città che rappresenta il principale punto di partenza per visitare sia questo sito sia il vicino complesso di Prambanan.
Il monumento sorge nella pianura di Kedu, una vasta area fertile circondata da rilievi e vulcani, tra cui il Merapi e il Merbabu. Questa posizione non è soltanto scenografica: secondo molti studiosi fu scelta con grande attenzione, perché il paesaggio circostante contribuiva a rafforzare il significato simbolico del monumento. Infatti se Borobudur è stato progettato come una rappresentazione simbolica del Monte Meru, la montagna sacra della cosmologia buddhista, il paesaggio che lo circonda, contribuisce a rafforzare questa impressione.
Raggiungere Borobudur da Yogyakarta è piuttosto semplice. Il tragitto richiede in genere poco più di un’ora, anche se i tempi possono allungarsi a causa del traffico. Come ti ho anticipato, io ho scelto di raggiungerlo in pullmino nel tardo pomeriggio, un orario che mi ha permesso di vedere il complesso con una luce diversa da quella, più famosa, dell’alba.
Oggi Borobudur è uno dei siti archeologici più visitati dell’Indonesia e rappresenta una delle tappe imprescindibili per chi desidera conoscere la storia e le tradizioni religiose dell’arcipelago. Non a caso, come ti ho anticipato, dal 1991 è inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, un riconoscimento che ne tutela il valore storico, artistico e culturale.

La storia di Borobudur
Oggi Borobudur è uno dei monumenti più celebri dell’Indonesia, ma la sua storia è tutt’altro che lineare. Per secoli è rimasto nascosto dalla vegetazione e dalla cenere vulcanica, tanto che la sua stessa esistenza era quasi caduta nell’oblio.
La costruzione del tempio risale probabilmente tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo, durante il regno della dinastia Sailendra, una potente famiglia che governava gran parte di Giava centrale e favorì la diffusione del buddhismo Mahayana. Per realizzare un’opera di queste dimensioni furono necessari enormi quantità di pietra vulcanica e una straordinaria capacità ingegneristica: ogni blocco venne incastrato senza l’utilizzo di malta, dando vita a un monumento destinato a durare nei secoli.
Per molto tempo Borobudur fu un importante luogo di pellegrinaggio, ma intorno al X secolo iniziò un lento periodo di abbandono. Le ragioni dell’abbandono non sono ancora del tutto certe, ma gli studiosi concordano sul fatto che sia stato il risultato di più fattori. Da un lato, l’attività dei vulcani della regione, perché le frequenti eruzioni vulcaniche resero l’area meno favorevole agli insediamenti umani. Dall’altro, il progressivo spostamento del centro politico del regno verso l’est di Giava contribuì a far perdere importanza al monumento. Nei secoli successivi, anche la diffusione dell’Islam nell’arcipelago portò a un cambiamento del panorama religioso, e Borobudur smise gradualmente di essere un luogo di culto.

La natura fece il resto. La vegetazione tropicale ricoprì lentamente il complesso e gli strati di cenere depositati dalle eruzioni contribuirono a nasconderlo quasi completamente. Per lungo tempo il tempio sopravvisse soprattutto attraverso leggende e racconti locali.
La sua riscoperta avvenne nel 1814, durante il periodo dell’amministrazione britannica di Giava. Il governatore Thomas Stamford Raffles, incuriosito dalle segnalazioni degli abitanti, incaricò alcuni tecnici di esplorare l’area. Dopo settimane di lavoro per liberare il sito dalla vegetazione, riemersero le prime terrazze e i bassorilievi di quello che si rivelò essere uno dei più straordinari monumenti buddhisti mai costruiti.
Nei decenni successivi furono avviati diversi interventi di conservazione, ma il restauro più importante ebbe luogo tra il 1975 e il 1982 grazie a una collaborazione tra il governo indonesiano e l’UNESCO. L’intero monumento venne smontato e ricostruito in parte per migliorare il drenaggio delle acque e consolidarne la struttura, preservando migliaia di blocchi in pietra e centinaia di pannelli scolpiti.
Dal 1991, Borobudur è inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, un riconoscimento che ne sottolinea l’eccezionale valore storico, artistico e spirituale. Ancora oggi continua ad attirare pellegrini, studiosi e viaggiatori da tutto il mondo, affascinati da un monumento che, dopo oltre mille anni, ha ancora molto da raccontare.

Perché Borobudur è così speciale
A prima vista Borobudur può sembrare un enorme tempio in pietra, ma in realtà è molto di più. Non fu progettato come un edificio da osservare dall’esterno, bensì come un percorso da compiere passo dopo passo. Ogni terrazza, ogni bassorilievo e ogni scala hanno un ruolo preciso all’interno di un grande progetto simbolico che accompagna il visitatore verso il punto più alto del monumento.
La struttura di Borobudur riproduce infatti un mandala, una rappresentazione dell’universo secondo la tradizione buddhista. Vista dall’alto, la pianta del complesso assume una forma geometrica perfettamente simmetrica, mentre il percorso di visita si sviluppa dal basso verso l’alto, seguendo un cammino che simboleggia l’avvicinamento all’illuminazione.

Il monumento è composto da nove livelli: sei terrazze quadrate alla base e tre terrazze circolari nella parte superiore, culminanti in un grande stupa centrale. Salire da un livello all’altro non significa soltanto cambiare prospettiva sul paesaggio circostante, ma ripercorrere simbolicamente il cammino spirituale insegnato dal buddhismo Mahayana.
Lungo questo percorso si trovano oltre 2.600 bassorilievi, che, se affiancati uno all’altro, raggiungerebbero una lunghezza di diversi chilometri. Non hanno una funzione puramente decorativa: raccontano episodi della vita del Buddha, insegnamenti morali, testi sacri e persino scene di vita quotidiana dell’antica Giava. Camminando tra le terrazze ci si rende conto che ogni pannello aggiunge un tassello a un racconto molto più ampio.
Un altro elemento che colpisce è la presenza di 504 statue del Buddha, distribuite sui diversi livelli del monumento. Molte sono collocate all’interno di nicchie lungo le terrazze inferiori, mentre le più celebri si trovano nella parte alta del complesso.

Qui sorgono infatti i caratteristici 72 stupa traforati, disposti sulle tre terrazze circolari. Al loro interno è custodita una statua del Buddha seduto in meditazione. La struttura traforata lascia intravedere la figura senza mostrarla completamente, quasi a suggerire che la comprensione e l’illuminazione non possano essere raggiunte in un solo istante, ma richiedano un percorso graduale.
Solo arrivando sulla terrazza più alta si comprende davvero il significato dell’intero monumento. Dopo aver attraversato centinaia di metri di bassorilievi e salito tutti i livelli, il visitatore si ritrova in uno spazio quasi completamente privo di decorazioni, dominato dal grande stupa centrale. È un passaggio sorprendente: più ci si avvicina alla cima, meno elementi ci sono da osservare. Come se l’architettura stessa suggerisse che il cammino spirituale conduca dall’attaccamento alle cose materiali a una dimensione sempre più essenziale.

Cosa ho osservato visitando Borobudur
Visitare Borobudur significa anche accettare di condividerlo con molti altri visitatori. Quando ci sono stata io il sito era piuttosto affollato e, soprattutto lungo le scale e sulle terrazze più alte, non sempre è stato facile fermarsi a osservare i dettagli con la calma che avrei voluto.
Nonostante questo, una volta iniziata la salita, la mia attenzione si è spostata quasi completamente sui bassorilievi. Ogni pannello racconta una scena diversa e mi sono resa conto di quanto avrei voluto conoscerne meglio il significato per poterli comprendere.
Arrivata nella parte più alta, sono rimasta a lungo a osservare gli stupa traforati con le statue del Buddha al loro interno. Sono probabilmente l’immagine che ancora oggi associo più facilmente a Borobudur. Tra tutti, però, uno mi è rimasto impresso più degli altri: aveva la cupola parzialmente crollata e lasciava la statua completamente visibile. Sulla testa del Buddha si era posato un grande insetto, simile a un cervo volante. È un’immagine che, a distanza di tempo, continua a tornarmi in mente. Non saprei dire perché, ma è uno dei ricordi più nitidi che porto con me di Borobudur.

Alzando infine lo sguardo oltre gli stupa, si vedono le montagne che circondano la pianura di Kedu. Nonostante i numerosi visitatori, lassù si percepisce ancora una forte spiritualità. È difficile spiegare cosa la renda così intensa: forse il silenzio che ogni tanto riesce a farsi spazio, forse il paesaggio che circonda il tempio, forse il significato stesso del monumento. So solo che Borobudur ha un’atmosfera davvero unica.
Borobudur, Prambanan e i templi di Bali: tre modi diversi di raccontare la spiritualità dell’Indonesia
Visitare Borobudur, Prambanan e, nei giorni successivi, i templi di Bali mi ha aiutata a comprendere meglio la straordinaria varietà del patrimonio religioso dell’Indonesia.
Borobudur e Prambanan, entrambi a pochi chilometri da Yogyakarta, raccontano due momenti importanti della storia di Giava. Il primo è il più grande monumento buddhista del mondo, il secondo è il più grande complesso induista dell’Indonesia. Oggi sono soprattutto siti archeologici di straordinario valore storico e artistico, testimonianze di un passato in cui buddhismo e induismo hanno lasciato un’impronta profonda sull’isola, oggi abitata in maggioranza da una popolazione musulmana.

A Bali, invece, ho trovato una realtà completamente diversa. L’induismo balinese continua a essere parte della vita quotidiana e questo si percepisce in ogni visita: le offerte, le cerimonie, il profumo dell’incenso e le persone raccolte in preghiera fanno capire che i templi non sono soltanto monumenti da ammirare, ma luoghi vissuti dalla comunità.
Credo che siano proprio queste differenze a rendere il viaggio ancora più interessante. Visitare Borobudur permette di comprendere una pagina fondamentale della storia del buddhismo nel Sud-est asiatico; Prambanan racconta la grande tradizione induista di Giava; Bali, invece, mostra come una religione possa continuare a modellare la vita quotidiana di un’intera isola.
Nei prossimi articoli approfondirò anche Prambanan, mentre se vuoi scoprire cosa mi ha colpito dei templi balinesi puoi leggere il mio approfondimento dedicato ai templi di Bali.

Informazioni utili per la visita
Se stai organizzando un viaggio a Borobudur, ecco alcune informazioni che possono esserti utili.
Quando visitare Borobudur
Il sito è visitabile durante tutto l’anno, ma la stagione secca, generalmente compresa tra maggio e settembre, offre le condizioni migliori. Molti viaggiatori scelgono di visitarlo all’alba per godere di una luce suggestiva e trovare un numero minore di visitatori. Io sono arrivata nel tardo pomeriggio: la luce era molto bella, ma il complesso era piuttosto affollato.
Dove pernottare per visitare Borobudur
Questo monumento si trova nelle vicinanze di Yogyakarta, la capitale culturale dell’isola di Giava. Ti consiglio di pernottare in città e spostarti per visitare i siti nelle vicinanze e la città stessa. Personalmente ho dormito presso Pawon Cokelat Guesthouse, una sistemazione economica e piacevole a pochi passi da Malioboro Street, ma la città ha un’ampia offerta di sistemazioni.
Da qui puoi prendere il pullmino dalla vicina stazione di Yogyakarta per raggiungere Borobodur, o ovviamente arrivarci in auto con un autista o un taxi.
Considera 1-2 ore per raggiungere il sito.
Quanto tempo serve
Per visitare Borobudur consiglio di dedicare almeno 2-3 ore. Questo permette di salire sul monumento, osservare con calma i bassorilievi e godersi il panorama senza avere la sensazione di dover correre.

Biglietti e accesso
Negli ultimi anni le modalità di visita sono cambiate per contribuire alla conservazione del monumento. L’accesso alla parte superiore di Borobudur è consentito solo a un numero limitato di visitatori per fascia oraria e richiede un biglietto specifico. Per questo motivo ti consiglio di consultare il sito ufficiale per verificare eventuali modifiche agli orari, ai biglietti e alle modalità di accesso e, se possibile, di prenotare la visita con anticipo, soprattutto durante l’alta stagione.
Un ultimo consiglio
Se il tuo itinerario lo permette, dedica una giornata anche alla visita di Prambanan, come ho fatto anche io. Pur essendo molto diverso da Borobudur, completa perfettamente l’esperienza e offre uno sguardo complementare sulla storia religiosa e culturale di Giava.
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