Visitare Ait Ben Haddou, affascinante ksar berbero

Entrare nello ksar Ait Ben Haddou

Durante il mio ultimo viaggio in Marocco, lungo l’affascinante itinerario da Marrakech al deserto di Erg Chebbi, ho avuto l’opportunità di visitare Ait Ben Haddou, uno dei villaggi fortificati berberi (ksar) più celebri e suggestivi del Paese.

Ait Ben Haddou non è certo una meta poco conosciuta, ma per chi ama i viaggi culturali e desidera conoscere davvero il Marocco, rappresenta un passaggio fondamentale per avvicinarsi alla cultura berbera, anima indigena e componente essenziale della ricca identità culturale marocchina.

Veduta del villaggio fortificato di Ait Ben Haddou

Arrivare e visitare Ait Ben Haddou

Ait Ben Haddou è raggiungibile solo via terra e, all’arrivo, si svela con discrezione agli occhi dei visitatori. In auto si arriva nella parte nuova del villaggio attraverso una strada polverosa, per poi proseguire a piedi tra un intreccio di viuzze fino a raggiungere, quasi all’improvviso, il punto panoramico da cui si apre la vista sulla vecchia Ait Ben Haddou e sul fiume che nei secoli ne ha segnato al tempo stesso la fortuna e le difficoltà.

Il sito di Ait Ben Haddou è molto frequentato e offre tutti i principali servizi per i visitatori, tra ristoranti, negozi e frotte di guide turistiche disponibili sul posto. Nella maggior parte dei casi si raggiunge con tour organizzati, ma è possibile visitarlo anche in autonomia, scegliendo se affidarsi o meno a una guida.

Sebbene l’accesso alla parte antica dello ksar sia gratuito, può capitare che agli ingressi secondari venga richiesto un piccolo contributo ai visitatori senza guida. Con una cifra simile, è possibile farsi accompagnare da una guida locale o unirsi a un piccolo gruppo, ottenendo così anche spiegazioni utili durante la visita.

Può succedere inoltre (anche se a me non è capitato avendo una guida) che venga proposta la possibilità di visitare l’interno di una casa berbera dello ksar, con accesso alle terrazze panoramiche, in cambio di una piccola mancia direttamente ai privati. Sono situazioni informali che riflettono bene un aspetto tipico del Marocco, dove l’esperienza di viaggio è spesso molto diretta e personale, e dove spirito di adattamento e capacità relazionali possono influire sul modo in cui si vive il luogo.

Per chi preferisce evitare richieste informali o contrattazioni, mi è sembrato di capire che l’accesso principale attraverso il ponte nuovo è l’opzione più semplice per visitare Ait Ben Haddou in autonomia.

Villaggio fortificato berbero Ait Ben Haddou

Patrimonio Unesco e il ponte nuovo

Proprio il nuovo ponte rappresenta un elemento significativo nella storia recente di Ait Ben Haddou.
Oggi nello Ksar vivono solo 5 famiglie, a causa delle inondazioni del fiume che hanno progressivamente portato allo spostamento degli abitanti dal villaggio fortificato alla parte nuova della città. Dopo il riconoscimento di Ait Ben Haddou come patrimonio UNESCO per il valore della sua architettura berbera nel 1987, proprio l’UNESCO ha finanziato la costruzione di un ponte che permettesse di raggiungere più facilmente il villaggio antico, per spingere la popolazione locale a mantenerlo vivo e a favorirne la conservazione.

Il ponte nuovo di Ait Ben Haddou

La storia di Ait Ben Haddou

Il villaggio fortificato di Ait Ben Haddou sembra avere origini nell’XI secolo, anche se le strutture visibili oggi risalgono al XVII secolo. Lo ksar si sviluppò lungo l’antica via carovaniera transahariana che collegava Timbuctù (in Mali) a Marrakech, offrendo ai viaggiatori un luogo di ristoro e un rifugio sicuro lungo il percorso. Con il cambiamento delle rotte commerciali e le periodiche inondazioni del fiume, il villaggio ha però subito un progressivo spopolamento.

Anche il fiume (Ounila) che separa il vecchio villaggio fortificato dalla parte nuova di Ait Ben Haddou presenta alcune particolarità interessanti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la sua acqua non è potabile, perché trasporta i sali provenienti da una vicina miniera di sale. Proprio questa composizione, però, la rende particolarmente adatta all’irrigazione delle colture, poiché ricca di minerali pur non essendo salata come l’acqua del mare.

Durante i periodi di secca, il fiume può essere attraversato anche tramite un passaggio temporaneo realizzato con sacchi e tavole di legno, che consente di raggiungere uno degli ingressi secondari dello ksar. Personalmente ho percorso questo tracciato per accedere ad Ait Ben Haddou ed osservando il terreno si possono vedere le tracce di sale lasciate dal fiume prosciugato.

Fiume Ounila ad Ait Ben Haddou

Gli edifici del villaggio fortificato

L’elemento più caratteristico di Ait Ben Haddou è rappresentato dagli edifici costruiti in terra battuta, paglia, mattoni di argilla e legno, materiali tradizionali che definiscono l’identità visiva dello ksar. Sono proprio questi elementi a donare al villaggio il suo inconfondibile fascino, fatto di tonalità calde e forme che si integrano perfettamente con il paesaggio circostante.

Se da una parte questa tecnica costruttiva isola gli edifici dall’esterno mantenendoli caldi in inverno e freschi d’estate, allo stesso tempo, questi materiali rendono le strutture particolarmente vulnerabili all’azione dell’acqua e dell’erosione, rendendo necessaria una manutenzione costante per preservarne l’integrità nel tempo.

I materiali costruttivi, la conformazione degli edifici e le decorazioni che impreziosiscono le parti più alte delle costruzioni sono espressioni emblematiche della architettura berbera, uno degli aspetti che hanno reso Ait Ben Haddou meritevole del riconoscimento come patrimonio UNESCO.

Edifici berberi ad Ait Ben Haddou

Passeggiando all’interno di Ait Ben Haddou, si incontrano alcune strutture di particolare rilievo, a partire dalla piazza principale, lo spazio in cui tradizionalmente si celebravano i matrimoni e i momenti comunitari più importanti del villaggio. Ci sono poi diverse kasbah, delle dimore famigliari fortificate riconoscibili dai torrioni.

È presente poi anche la moschea, anche se dall’esterno non è riconoscibile rispetto agli altri edifici. L’assenza del minareto rispondeva infatti a una precisa esigenza difensiva: rendere l’edificio indistinguibile per proteggerlo da eventuali attacchi. La sera gli uomini si riunivano al suo interno e una moschea facilmente individuabile avrebbe potuto esporli più facilmente agli agguati. Confonderla tra le altre abitazioni era quindi la soluzione più efficace per garantirne la sicurezza.

Veduta dal granaio di Ait Ben Haddou

Infine, nella parte più alta dello ksar, si trova l’antico granaio, che domina l’intero villaggio e offre ancora oggi una vista straordinaria sul paesaggio circostante: le colline tagliate dal vento, le distese desertiche, il fiume Ounila con la sua fascia verde e fertile, e la parte nuova di Ait Ben Haddou, sviluppatasi ai piedi del villaggio storico.

I dintorni di Ait Ben Haddou

Cultura berbera

All’interno di Ait Ben Haddou si trovano oggi numerosi negozi di artigianato locale, tra cui spiccano quelli dedicati alla tradizionale pittura berbera. Le tonalità utilizzate sono poche ma molto riconoscibili — giallo, blu, nero e rosa — e danno vita a composizioni che raffigurano spesso il deserto, i dromedari, figure umane e città fortificate come la stessa Ait Ben Haddou.

Uno degli aspetti più affascinanti di questa tecnica è l’utilizzo di ingredienti naturali per ottenere i colori, come e indaco. L’immagine, quasi invisibile a prima vista, prende forma passando il dipinto sopra una fiamma, che fa emergere lentamente i dettagli in modo sorprendente.

Si tratta di una tecnica che in passato veniva utilizzata per trasmettere messaggi criptati, mentre oggi viene reinterpretata per creare immagini suggestive che raccontano, in modo originale, il fascino e il mistero di questo territorio.

Afabeto berbero e film girati ad Ait Ben Haddou

Passeggiando per Ait Ben Haddou e in molte altre zone del Marocco, ti capiterà di vedere spesso il simbolo berbero che corrisponde approssimativamente al suono della nostra “z”, chiamato “yaz” nell’alfabeto berbero. È un segno dal significato profondo: rappresenta la libertà, ma anche l’uomo e il popolo berbero, diventando così emblema della sua identità, della sua cultura e della sua resistenza nel tempo.

Questo simbolo campeggia al centro della bandiera berbera, composta da tre bande orizzontali blu, verde e gialla, che rappresentano rispettivamente il mare, le pianure e le montagne, e il deserto del Sahara.

La bandiera berbera, o più spesso il solo simbolo yaz, è visibile praticamente ovunque, proprio perché costituisce un fortissimo segno identitario. Più in generale, i simboli berberi occupano un ruolo centrale nella cultura amazigh e ricorrono frequentemente in diversi elementi della vita quotidiana, dalle decorazioni degli edifici ai motivi dei tappeti tradizionali.

Bandiera Berbera

Pellicole cinematografiche

Proprio il fascino senza tempo di Ait Ben Haddou, unito alla ricchezza della cultura berbera, ha trasformato questo luogo in una Hollywood del deserto. Il suo profilo scenografico e l’atmosfera sospesa nel tempo hanno infatti reso lo ksar il set ideale per numerose produzioni cinematografiche di fama internazionale, tra cui Lawrence d’Arabia, Il Gladiatore, La Mummia, Alexander, Prince of Persia e la serie tv Il Trono di Spade.

Durante le riprese, la popolazione locale viene spesso coinvolta come comparsa, un dettaglio che rende ancora più curioso visitare Ait Ben Haddou: passeggiando tra le sue vie, si può pensare con un sorriso di trovarsi accanto a improvvisati attori di Hollywood, parte viva del legame tra questo luogo straordinario e il grande cinema.

Architettura berbera

Conclusioni

Visitare Ait Ben Haddou è stato per me un piccolo sogno realizzato. Anche se l’ho visitata con un tour di gruppo e in tempi piuttosto rapidi, sono riuscita comunque a coglierne la bellezza e quel fascino esotico che rende questo luogo così speciale.

Se però hai più tempo a disposizione, soprattutto durante un on the road in Marocco, credo che il momento migliore per visitare Ait Ben Haddou sia al mattino presto o nel tardo pomeriggio. Da un lato, la diversa inclinazione della luce valorizza molto di più i colori dello ksar, che nelle ore più calde perde quelle splendide sfumature aranciate che lo rendono così suggestivo; dall’altro, evitare le ore centrali permette di trovare meno visitatori e di godersi l’atmosfera con maggiore tranquillità.

La maggior parte dei turisti arriva infatti con i tour organizzati nelle ore centrali della giornata, mentre scegliendo momenti diversi è più facile vivere Ait Ben Haddou in modo più autentico e rilassato.

Ma in qualunque momento deciderai di visitarla, sono certa che Ait Ben Haddou saprà regalarti un’esperienza intensa e memorabile, come è successo a me.

Gatti ad Aid Ben Haddou

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